BLOODYMARY

BLOODYMARY

Monologo per donna

 

Un testo di e con Francesco Mancini

Adattamento di Massimo Conti, Francesco Mancini

Regia, scene, luci, costumi a cura di Massimo Conti

Produzione Attodue in collaborazione con SpazioK. Kinkaleri

 

Una donna dichiara di essere stata ammazzata e di essere nata. La donna sta in casa. Come una Ferrari chiusa in garage. E’ soffocata dalle tendine delle finestre, guarda la televisione fatta di facce sorridenti che la fanno sentire ancora più sola. Se ne va in giro per le strade con il suo squarcio dalla gola all’inguine che sfoggia senza ritegno, anzi, con orgoglio, dando scandalo e mostrando a tutti l’orrenda ferita dalla quale provengono e verso cui torneranno. Per poi volare via, attraverso i sette cieli, come un angelo finalmente libero.

Ogni cosa è in trasformazione, ogni corpo è un qualcosa che percepisce il mondo in movimento e se stesso in mutazione. Ogni corpo è un luogo del desiderio in quanto tale e non per quello che suscita, come ogni corpo desidera di fuggire non per dissolversi o evacuare ma per affermare una immagine di se nel desiderio: fugge per continuare ad inseguire la sua possibilità di trasformazione. Un corpo nudo è un corpo sacro come quello di un animale incontrato nel bosco o in un Night Club. E lascia il segno della sua proclamazione da qualche parte, creando un unico pensiero sublime.