ESSERE ALL’OSCURO DI TUTTO

Trenta chilometri al secondo. La velocità media della terra. Il suo moto di rivoluzione perenne attorno a un centro di massa. Una rivoluzione costante che non si cura delle conseguenze, che non si cura del suo atto di rivoluzione, che perpetua se stessa e si ripete, su se stessa. Un’omologazione del tempo e dello spazio, una linea orizzontale in movimento, una contraddizione per continuare.
L’ignoranza. Captatio benevolentiae. Far West. Estremo Occidente. Il popolo più ottimista del mondo. Full-time business. Il sacrificio e l’infinito del mio tempo. La liberazione del pensiero. L’accidentale sinologia. Sotto l’ombra della globalizzazione. Il capitalismo del Fiume Giallo. Dalla rivoluzione permanente all’innovazione permanente. Lo stato più debole del mondo. Made in China. La protezione della proprietà pubblica. Democrazia uguale caos. Meritocrazia contro regola di maggioranza. La fine dell’ascesa pacifica. Soft power. Il modello cinese. Il punto limite di degrado. L’ignoranza.
Qui niente di etnico, documentativo, critico o intelligente, ma un’immersione nel bieco, nell’ignoranza, nella stupidità, un panorama fatto delle mancanze sensibili del presente, per consolarsi dell’incidente, un altro, ulteriore, che continua a succedere. Si sa, gli incidenti sono fatti per succedere: e ogni volta mascherati dietro sinonimi che vorrebbero confondere ciò a cui non riusciamo a dare un nome. Pensieri, parole, opere, omissioni. Come il desiderio dell’invisibile. La politica dello sbaglio, uno sbaglio, ripetuto all’infinito. L’infinito brucia gli occhi che si fissano sull’incidente che avviene. Le cose si fanno per amore, o per soldi, oppure per amore e per soldi. Gli incidenti succedono comunque. Il sinonimo è nostalgia per la vita.
Siamo sempre in guerra, ovunque, con tutti, ed era preferibile la rivoluzione.

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