CRESCITA: Laboratori teatrali INTENSIVI

LABORATORI TEATRALI INTENSIVI, per chi intende approfondire la formazione, possibilità di scegliere uno o più laboratori tra quelli proposti

I laboratori hanno come obiettivo lo sviluppo di alcuni ambiti della pratica sulla scena a partire da un progetto artistico autoriale. Prevedono una restituzione pubblica finale. È possibile frequentare questi laboratori solo dopo aver frequentato il corso propedeutico o aver dimostrato tramite colloquio di possedere la grammatica di base del  lavoro sulla scena.
Saranno proposti tre laboratori condotti da tre artisti\formazioni diverse per biografia artistica e poetica che svilupperanno una personale visione della scena e del testo scelto.

Gli obiettivi:
• Rendere l’allievo capace di accogliere senza pregiudizi differenti approcci al teatro. Le forme del teatro sono innumerevoli, non esiste una sola maniera di affrontare il palcoscenico.
• Approfondimento dell’uso degli strumenti di base acquisiti al propedeutico al fine di portare l’allievo verso un livello di recitazione consapevole.

 

EXIT-EMERGENZE
VERITA’ E ARTIFICIO: L’EMOZIONE IN SCENA
L’IMMAGINE E IL RIFLESSO

TEMATICA DI QUEST’ANNO: JEAN GENET

Il Balcone di Jean Genet è il testo input che accompagna e segna il lavoro di tutti i laboratori di crescita di questo anno scolastico. Crediamo che occorra offrire occasioni diverse per esperire e valorizzare la pluralità degli sguardi verso la scena: ogni laboratorio sarà autonomo  nelle scelte didattiche e artistiche ma cooperativo nel condividere il materiale letterario  di partenza.

 

EXIT-EMERGENZE | A cura di Sandra Garuglieri

“Presenti, essi sono assenti”
Eraclito
(libro V degli Stromati di Clemente di Alessandria)

Emergenza, urgenza sono parole che risuonano spesso sul palcoscenico, ma cosa significano? E perché le usiamo?
Forse per parlare d’altro, del compito dell’attore o meglio, della sua attitudine ogni volta che sale sul palco. Stare in scena è un pò “essere in missione”, manifesta cioè l’urgenza di portare a termine un compito senza restare muti alla scena in una sorta di presenza-assenza in cui niente viene suscitato. Piuttosto, la scena chiede di restare vigili, attenti a ciò che esiste in quel momento, essere pronti ad ogni evenienza, risolvere qualsiasi imprevisto, incidente o inciampo, accoglierlo e anzi farlo diventare parte integrante del dire e del fare scenico.
Perenne stato di emergenza dunque. Occorre sapere con precisione cosa fare, compiere gesti e dire solo parole utili, essere attenti al vedere.
Intendiamo il lavoro attoriale in termini di sottrazione, pulizia del gesto e della parola, per eliminare tutto il superfluo e lasciare che, sulla scena, si manifesti solo qualcosa di essenziale.
Il palcoscenico, luogo fisico dove l’io di chi recita si espone e si mostra, diventa così il vuoto necessario in cui poter mettere in scena, con consapevolezza, attenzione e cura, l’assenza di sé, come una segreta forma di presenza che si nutre di visioni improvvise, accadimenti imprevisti, inciampi, appunto emergenze, che trattengono l’ attenzione sulla scena e che fanno dire di quegli attori “Assenti, essi sono presenti”.
Indagheremo la scena attraverso il testo pretesto de Il balcone di J. Genet in un fare e disfare di emergenze necessarie

Emergenza_ a. Circostanza imprevista, accidente: la congiuntura de’ tempi e delle e. b. Sull’esempio dell’ingl. emergency, particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un intervento immediato, soprattutto nella locuzione stato di emergenza. Con usi più generici e più com.: avere un’e.; essere, trovarsi in una situazione di e., di improvvisa difficoltà; intervenire solo in caso di e.; formare un governo di e.; adottare provvedimenti di e., eccezionali, ma resi necessarî dalla particolare situazione; cercare un rimedio d’emergenza

DOVE Sesto Fiorentino
Laboratorionove House

QUANDO
dal 14 ottobre al 18 dicembre
2 incontri settimanali
lunedì e mercoledì dalle ore 21.00 alle 23.30

 

VERITA’ E ARTIFICIO: L’EMOZIONE IN SCENA | a cura di Marco Toloni

Sono sempre più convinto che lo studio approfondito della dizione, dell’articolazione, dell’emissione, dell’analisi grammaticale, logica e del periodo, siano bagaglio tecnico primario e assolutamente necessario alla formazione di un attore. L’unicità’ emotiva e personale  dell’attore difficilmente raggiungerà una sua espressione  artistica compiuta in mancanza di un patrimonio tecnico che permetta di rendere la comunicazione e la parola arte teatrale. Lo studio di questi artifici nel loro significato fondamentale, quello appunto di “fare arte”, saranno l’oggetto di interesse principale del corso con un occhio sempre attento all’interpretazione del testo in vista della sua messa in scena. Credo in un attore artigiano che fa dell’interazione tra talento, emozione e tecnica il punto focale della propria preparazione.

DOVE Sesto Fiorentino
Laboratorionove House

QUANDO
dal 13 gennaio al 11 marzo
2 incontri settimanali
lunedì e mercoledì dalle ore 21.00 alle 23.30

 

L’IMMAGINE E IL RIFLESSO | a cura di Luca Camilletti

Il paradosso dell’apparenza è la bandiera sgualcita di un discorso narrativo a cui mancano le parole, nonostante la loro precisa disposizione e il loro significato. Strati di presenza e fantasmi del linguaggio che svelano un equivoco costante: il kit di sopravvivenza non trova la sua applicazione se non producendo ulteriori equivoci, se non esponendosi a un riflesso e alla sua distanza. C’è uno spaesamento emotivo come conforto, come appagamento a sentirsi coinvolgere, ma non può sfuggire alla menzogna del senso. In sostanza, la sovrapposizione si genera da sé, perché il problema non è essere o non essere, ma allo stesso tempo essere e non essere.

Lo scenario d’indagine proposto riguarda la comparsa della qualità di un mondo alterata da un malfunzionamento, cioè un attore che fa della presenza in scena il proprio campo di ricerca sensibile, l’estensione della propria scatola nera, la decostruzione della conoscenza per generare dell’ossigeno necessario. Le tecniche, le arti, la vita, i metodi e i modi sono quelli che abbiamo, non quelli che avremo.

Lo studio si attiva per essere parte di un processo di costruzione e composizione scenica che sposta l’attenzione e altera i territori della linearità, per scavare dentro le visioni che sostengono il linguaggio. Le parole contenute nel testo Il balcone di Jean Genet sono il riferimento alle contraddizioni di un’umanità a cui manca la terra sotto i piedi nonostante la propria specifica concretezza e che disobbedisce per sua natura, senza mitologia né saggezza. Non si tratterà della messinscena del testo ma di un’opera di creazione che ne conterrà parzialmente delle spore germinate in un territorio autonomo.

DOVE Sesto Fiorentino
Laboratorionove House

QUANDO
dal 23 marzo a fine maggio
2 incontri settimanali
lunedì e mercoledì dalle ore 21.00 alle 23.30

 

◊ CF 15 (per ogni laboratorio)