SVILUPPO: Laboratorio teatrale con progetto produttivo

L’obiettivo di questo percorso conclusivo non è solo la messa in scena di un testo teatrale ma l’elaborazione di un percorso completo per la formazione dell’attore creativo in grado di gestire le proprie acquisite competenze tecniche e formulare proposte e idee nel campo della regia e della composizione dell’opera teatrale.

Il corso sviluppo sarà seguito dagli allievi dei fotografi Alessandro Botticelli e Fabiola Chierici, che documenteranno le varie tappe del lavoro.

 

IL TEATRO COME LO VORREI / a cura di Ilaria Cristini, Sandra Garuglieri e Silvano Panichi

Il Teatro è un’arte rapace. Si nutre voracemente di corpi e di anime che sfidano le leggi fisiche e morali, sempre in bilico sul confine dell’impossibile, alla ricerca di forti passioni e slanci temerari. Il Teatro è il cornicione sconnesso di un vecchio palazzo, da cui i corpi si lanciano nel vuoto, dove l’oro e il velluto rosso non possono più mascherare le crepe, le spaccature,
la corrosione che sbriciola le antiche vestigia. In questo orror vacui contemporaneo mi da sollievo pensare che il Teatro sia un’arte infettata dalla Vita. Per questo esso può risorgere dalle proprie ceneri ogni volta, e, come la peste invadere le strade, sovvertire l’ordine sociale e morale, creare un universo parallelo in cui l’esperienza umana sia centrale e amplificata. (cit. A. Artaud)
Il corpo dell’attore è al centro di questo teatro ed è un corpo modificato attraverso un allenamento rigoroso. Gli attori non possono sfuggire alla propria anatomia, alla propria indole, al proprio sesso, al proprio peso, alla propria energia. Partendo da quest’assioma, il performer, che si manifesta come personaggio sulla scena, è prima di ogni cosa un individuo, così come lo è fuori dalla convenzione teatrale. Prima di essere un interprete, l’attore deve essere se stesso. Il teatro che mi piace è la ricerca di uno stato fisico e mentale che porta l’artista ad accettare il suo essere “animale”, e quindi i suoi istinti e impulsi primordiali.
Si tratta di una forma di libertà che si raggiunge non dal caos, ma da una disciplina crudele. Così Artaud ne Il Teatro e il suo Doppio definisce la funzione dell’attore: L’attore deve essere come un serpente, in grado di percepire le vibrazioni della terra e di trasmetterle agli spettatori, come quello di un uccello il suo corpo deve essere privo di ossa e di pesantezza… Il laboratorio prevede una prima fase di creazione, in cui lavoreremo su tecniche di improvvisazione fisiche e verbali. Esse definiscono l’ambiente della ricerca e aprono alla sperimentazione della sfera immaginifica.
Nel corso di un esercizio di creazione l’attenzione fisica e mentale è all’erta. Imparare a essere ricettivi, a trasmettere e ricevere impulsi, è il primo passo verso l’onestà della pratica teatrale. Questo primo step di lavoro prevede una certa libertà per l’attore e lo autorizza a muoversi testando le proprie potenzialità. Non è un viaggio sereno. Spesso è un processo violento. La libertà è visibile soltanto quando è circoscritta da chi guida il lavoro, arginata, limitata, in un quadro definito. Ed è qui che nasce il conflitto, il dramma, che poi è l’essenza del teatro. Gli attori vivono spesso questo limite come una crudeltà privata, cercano di ribellarsi, di risolvere i problemi, di far fronte alla sofferenza che si prova stando dentro ad un’intelaiatura spazio – temporale. Ed è proprio qui che accade il miracolo del Teatro, nello scontro tra l’umanità e la materia. E’ in questo momento che entra in gioco il testo. Esso diventa l’impianto su cui poter comporre tutto il materiale raccolto. La scelta drammaturgica sarà fatta quindi durante il corso del lavoro. Una rappresentazione teatrale è fatta semplicemente di due cose: il corpo degli attori e il contenuto della storia. Il Teatro che mi interessa è ridotto all’osso: da una parte le storie, dall’altra gli attori e gli spettatori, perché, come Artaud ancora ci insegna, il Teatro esiste ed esisterà per sempre grazie al suo potere di rifondare la relazione tra gli uomini attraverso l’esperienza concreta del Teatro. Il Teatro genera altro Teatro ed è questo che mi auguro per i tempi a venire.

DOVE > Laboratorionove HOUSE \ Sesto Fiorentino

QUANDO >  dal 23 ottobre 2018 a fine maggio 2019
2 incontri settimanali: martedì e giovedì dalle ore 21 alle 23.30

 

– CF25