PROGRAMMA ATTODUE RESIDENZE 03.2017

DOMENICA 12 MARZO ORE 17,00

ANNUNZIATA DETTA NANCY

Di e con Riccardo Goretti
Luci Pasquale Scalzi

Da un evidente paradosso nasce un racconto spontaneo. Che ha come scopo proprio quello di annullare il paradosso iniziale. Come si può accettare che la persona che vi parla sia anche la sua stessa nonna, e poi suo padre e poi sua madre? Forse la risposta si può trovare seguendo il filo dei ricordi, dondolando in bilico sugli anni passati che sembrano sempre presenti, provando a capire che tutti noi non siamo, né siamo mai stati, né saremo mai, solo il nostro corpo.
E non perché abbiamo un’anima.
Perché abbiamo cellule, sangue, capelli, occhi. E sono le cellule, il sangue, i capelli e gli occhi di tutte le persone che hanno compiuto l’unico atto eroico possibile al mondo: creare un’altra vita dalla loro vita.
Non abbiamo un’anima, ma abbiamo tanti corpi.

Produzione Nata Teatro e Kilowatt Festival

 

SABATO 18 – ORE 22 e DOMENICA 19 MARZO – ORE 17

SE TU CI PENSI L’E’ ITALIANO

Testo tratto da brani di Ugo Chiti “Volta la carta… ecco la casa” e “Carmina Vini”
Regia Simona Arrighi, assistente alla regia Benedetta Spinetti
Con Anna Meacci, Alessandro Baldinotti, Ilaria Cristini, Roberto Gioffré, Giulia Belotti, Chiara Cappelli, Angelo Castaldo, Giacomo Lorenzoni, Marco Malevolti, Sofia Menci, Isabella Quaia, Caterina Rossi, Trudy Scroppo, Federico Serafini, Francesco Silei e Benedetta Spinetti

Lo spettacolo presenta scene da matrimoni di due epoche diverse, i primi ‘900 e gli anni ’60 per evidenziare quei mutamenti linguistici che seguono gli inesorabili cambiamenti di un mondo, quello contadino delle terre toscane.
Ciò che ci interessa è l’operazione che Chiti fa sul linguaggio del fiorentino rustico, una trasposizione di quella “lingua che s’imparenta con la gola” utilizzata per parlare di quei grandi temi universali, finanche biblici, che in tal modo acquistano in potenza espressiva. La concretezza del fiorentino è come una lingua “intera” quindi, come ogni lingua, indissolubilmente legata al contatto con la tradizione popolare e il quotidiano
Anna Meacci ci accompagna in questo cammino , una sorta di Virgilio contemporaneo per indirizzare il nostro sguardo sui particolari linguistici cari alla lingua di Chiti, autore teatrale che più di altri ha coniugato quel sostrato dialettale definito “fiorentino rustico” a una personale libertà di invenzione di una lingua “altra” per certi versi fantastica e poetica.

Produzione AttoDue
In collaborazione con Unicoop Firenze – Sezione Soci Sesto Fiorentino e Accademia della Crusca

Introduce lo spettacolo (h.21.00) l’incontro con il pubblico Riflessione “semiseria” – molto “semi e poco “seria” sulla Grandeur della Lingua Toscana
partecipano David Riondino e Anna Meacci 

 

SABATO 25 MARZO 2017 – ore 21

BOTTEGAI
un delirio, una riflessione, una confessione
tre monologhi di Ugo Chiti
RUTILIO – SILVANA – LA PORCILAIA

con Andrea Costagli, Massimo Salvianti, Lucia Socci

Tre monologhi che si accostano assieme seguendo l’apparente logica di un divertito passaggio temporale.
Tre storie scritte in tempi diversi, per occasioni diverse che rivelano un legame reciproco, una serie di punti comuni, una sorta di comune ribaltamento delle convenzioni. Così la parola “bottegai”, questo dispregiativo, questo termine assolutamente offensivo, diventa, nel designare i tre protagonisti delle storie una specie di affettuoso epiteto.
Rutilio Canova: un delirio
E’ un libero adattamento da un racconto di Cicognani, un bozzettone grottesco, tutto impastato di echi vernacolari che tiene presente certi divertiti sarcasmi di A. Palazzeschi. In un paesaggio di inizi secolo si consuma l’ossessione di un ricco bottegaio, la smania di esibire un figlio studioso, un intellettuale che riscatti la “dannazione della bottega”.
Silvana: una riflessione
Silvana è un personaggio che si pone al centro di un paesaggio storico ben precisato. Figlia e soprattutto moglie di un bottegaio, Silvana, persa in una quieta agonia, ripercorre la vita dall’infanzia alla maturità registrando, con accenti appena rancorosi, le ritualità, i comportamenti e le mutazioni avvenute in un arco di tempo che va dagli anni cinquanta alla fine degli anni ottanta.
La Porcilaia: una confessione
Forse non a caso, in questo breve monologo, manca il nome proprio del personaggio. Ci troviamo davanti ad un “igienico”, giovanissimo uomo di oggi, una specie di creatura sconosciuta eppure terrestre, banale, monocorde nell’esposizione fredda dei fatti.
Il protagonista di La porcilaia è un piccolo imprenditore preoccupato di prendere tutte le distanze dalle radici come da una tradizione famigliare per essere più riconoscibile nella “genetica” di una società omologata e omologante.

Produzione Arca Azzurra Teatro