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LE CASE DEL MALCONTENTO

Nuova Produzione – debutto 26 e 27 marzo 2024 al Teatro Cantiere Florida all’interno di Materia Prima Festival 24

Una produzione Atto Due/Murmuris

dal romanzo di Sacha Naspini

Drammaturgia Simona Arrighi e Luisa Bosi

Regia Simona Arrighi

Con Luisa Bosi, Laura Croce, Sandra Garuglieri, Francesco Mancini e Roberto Gioffrè

Creazione sonora Isabelle Surel

Disegno luci Roberto Cafaggini

Cura dei movimenti Giulio Santolini

Costumi Francesca Leoni

Assistente alla regia Angelo Castaldo

Le Case è un borgo millenario nell’entroterra maremmano. 

Gli abitanti di questo sprone di roccia perduto tra le nebbie e scosso dai terremoti, annaspano nella vita e cercano di mettere a riparo dalle sventure le loro goffe esistenze. Sono immobili e folgorati nel loro destino, intrappolati gli uni con gli altri e con un feroce bisogno di andare a fondo tutti insieme.  

La lingua che parlano è dura e sferzante come una frusta, rafforza un immaginario potente e sanguigno. A volte si sorride ascoltando certe espressioni che rivelano la brutalità di questi personaggi grazie all’ironia spietata propria di quelle terre.

Lo spettacolo si muove come la ballata festante di un paese intero e segue queste creature che confessano le terribili vicende di cui si fanno protagonisti. Protagonisti sì, ma inconsapevoli, barbari al comando di vite miserabili.  Le loro storie disegnano un universo sospeso tra il reale e il fantastico, metafora della nostra parte più oscura.


Con tanti romanzi all’attivo (Villa del seminario, Le Case del malcontento, Nives, Ossigeno e altri), Sacha Naspini (Grosseto, 1976) è ormai considerato uno degli autori italiani più originali e più letterariamente dotati della sua generazione. Tradotto in ventisei paesi (Stati Uniti, Canada, UK, Australia, Francia, Cina, Corea del Sud, Grecia, Croazia, Russia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Egitto (con distribuzione in tutti gli Stati Arabi), Germania, Austria, Svizzera, Catalogna, Spagna (con distribuzione in Argentina, Messico, Cile, Perù, Colombia, Repubblica Dominicana, Costa Rica, Uruguay), vincitore di numerosi premi, Naspini è uno scrittore poliedrico, che eccelle nella creazione di bellissime storie legate al territorio della Maremma così come nell’invenzione di mondi distopici e sorprendenti. Il suo stile di scrittura è unico: immaginifico e preciso al tempo stesso, inventivo, efficace.


RECENSIONI:

teatrionline.com

“Le Case del Malcontento” – l’ultima produzione della storica compagnia toscana Atto Due, nuovamente in sodalizio con Murmuris – porta in scena una drammaturgia elaborata dall’omonimo romanzo del pluripremiato Sasha Naspini. Era dunque inevitabile attendersi una matrice narrativa anche nella messinscena, un primato quasi totalizzante della parola e dello storytelling. Ed invece, è la suggestione ottica, la costruzione di quadri viventi, di movimenti e sculture corporee a segnare l’attacco dello spettacolo.

Il pubblico perviene così ad un’esperienza sensoriale più che verbale del luogo che man mano prende vita sul palco, un borgo antico ma per nulla ridente chiamato “Le Case”, perduto in fondo al cuore profondo di una Maremma petrosa, arcigna, barbarica.

Più che cucire significato, la parola intaglia le dimensioni dello spazio: le frasi si spezzano, in frammenti che i cinque attori si contendono con famelica determinazione, si perdono nell’eco delle diagonali disegnate dai passi nervosi, mentre la scena si va colmando di una luce fioca, di una semioscurità anzi, visiva e tematica.

Questa frammentazione, minuta e sferzante come una pioggia di scaglie, detiene forse la chiave primaria dello spettacolo. Tra i singoli personaggi, tutti puntuti e tipizzati, gravita progressivamente il protagonista effettivo: il coro, elemento intimamente teatrale ma anche strumento scenico teso ad incarnare la comunità, la moltitudine che annulla l’uno. Una pluralità desunta limpidamente dal romanzo di Naspini ma rimodulata in lingua teatrale, modellata come cera dalle vibrazioni di attori e regista.

Nel tempo che incede, la parola si dilata. Il coro perde coralità e si fa somma di monologhi, collezione di rancori smisurati, di primitiva pastosità, come pozioni brutali atte a cauterizzare ferite inguaribili.

Ognuno ha la sua quota di male autentico, la utilizza come ossigeno, come illusione ultima. Ma è qui che il borgo si fa teatro, trova nella teatralità forse la sua dimensione più propria, vi si riversa, vi si identifica infine.

Perché se la trama di partenza è un intrico di sguardi reciproci, di occhiate sospette e ferine, la messinscena ne moltiplica e sublima l’effetto, e persino il senso. Il teatro è sguardo di già, di per sé e in sé, prima della parola e prima dell’azione, ed in teatro il tema dello sguardo si fa dunque specchio, rifrazione ad infinito verso un oltre. Persino oltre la natura – possente, imperscrutabile – che su tutto aleggia, governa e sentenzia.

Paolo Verlengia


Dossier Le case del Malcontento


Scheda Tecnica Le case del Malcontento



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